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I buoni pasto nascono per sopperire alla mancanza di un punto di ristoro o una mensa aziendale all’interno dell’azienda stessa, perciò è stata data la possibilità sia alle aziende che ai liberi professionisti di sostituirli tramite i buoni.

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Ma chi li può usare davvero?

Quante volte i dipendenti part-time si saranno chiesti se fosse un loro diritto ricevere i buoni pasto. La risposta è SI. Ma vediamo assieme tutte le varie casistiche.

Le categorie di dipendenti che possono usufruire dei buoni sono:

  • Dipendenti a tempo determinato;
  • Dipendenti a tempo indeterminato;
  • Dipendenti part-time;
  • Turnisti;
  • Stagisti;
  • Collaboratori non subordinati.

Per quanto riguarda i liberi professionisti invece non ci sono molte differenze se non dal punto di vista fiscale.


Da qualche anno a questa parte, inoltre, molti fornitori di buoni pasto stanno andando incontro alle esigenze lavorative in costante sviluppo. Di fatti grazie alle nuove tecnologie sta prendendo sempre più piede lo smart-working, ovvero la possibilità di lavorare a distanza quindi da casa o da un luogo diverso dall’ufficio. Perciò l’azienda garantisce il riconoscimento dei buoni pasto anche ai collaboratori/dipendenti che svolgono le loro funzioni senza essere per forza presenti in azienda.

C’è ovviamente da specificare che il diritto alla corresponsione dei buoni pasto è regolamentato dal singolo CCNL (Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro) applicato che varia da settore a settore chiaramente. Quindi genericamente possiamo dire che i buoni pasto non sono riservati solamente ai dipendenti full-time, ma possono essere utilizzati dai lavoratori subordinati a tempo pieno o a part-time, anche nel caso in cui l’orario di lavoro non preveda pause per il pranzo.

Hanno diritto ai buoni anche coloro che hanno instaurato con il cliente un rapporto di collaborazione anche non subordinato (co.co.pro.) Ne ha diritto un soggetto che lavora a una distanza tale da rendere difficile raggiungere la propria casa per mangiare.

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Categorie: News

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